martedì 13 febbraio 2018

Lupercalia - Le Origini di San Valentino



San Valentino è la popolare festa degli Innamorati celebrata il 14 Febbraio, durante la quale si festeggia il culto dell’omonimo martire cristiano morto nel 273 DC. Subito pensiamo al colore rosso, ai cuori, alle rose profumate ed ai cioccolatini che ci scambiamo con affetto.



Sono molte le leggende che accompagnano la figura del santo... una narra come un giorno il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati. Un'altra versione di questa storia narra che il santo sia riuscito ad ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci gesti d'affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell'espressione piccioncini. Secondo un altro racconto, Valentino unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia e il centurione romano Sabino e per questo condannato a morte. 

Questo è ciò che tutti sanno, quello che forse non sanno è che la festa di San Valentino non è altri che una festa pagana tramutata in festa cristiana: parliamo precisamente dei Lupercali, una festa che non ha nulla a che vedere con i cuoricini, le rose ed il romanticismo.

I Lupercali sono una delle più antiche festività romane, probabilmente di origine etrusca, durante la quale si celebrava la purificazione e la fertilità in onore del dio Lupercus (da lupus - lupo). Divinità pastorale, Lupercus era protettore del raccolto, del bestiame e dei contadini; la sua figura venne assimilata in seguito al ben più noto Pan.

Il Lupo è una figura ricorrente di questa celebrazione ed un simbolo intrinseco di Roma stessa: leggenda vuole che i Lupercali risalgano alla fondazione della città, quando i gemelli Romolo e Remo, figli del Dio Marte, vennero allattati dalla lupa. 



PRIMA FASE DEL RITUALE: IL LUPERCALE


La prima parte del rituale veniva celebrato nel Lupercale, la grotta dove i fratelli vennero accuditi dalla belva, condotto dai Luperci (coloro che seguivano il culto di Lupercus). Secondo la tradizione romana, per entrare in questo specifico ordine sacerdotale, era obbligatorio appartenere alle gentes Fabii o Quinctilii - due influenti famiglie patrizie che vantavano di essere discendenti stessi dei leggendari gemelli.

Durante questa fase, si sacrificavano due capre ed un cane: le prime erano un simbolo di buon auspicio in quanto erano simbolo di fertilità (basti pensare alla cornucopia, il corno dell’abbondanza appartenente alla leggendaria capra Amaltea e simbolo ancora adesso di fortuna, o all’associazione caprina di Fauno), mentre il secondo era la rappresentazione del lupo o, alternativamente, come nemico del lupo - non è ben chiara l’associazione. I coltelli, usati per il sacrificio, venivano strofinati sulla fronte di due giovani iniziati al culto di Luperco; il sangue veniva poi lavato dai loro volti con del latte di capra. 

I nuovi adepti venivano così assimilati alla vittima sacrificale sia nella morte, ricevendone il sangue sulla fronte, sia nella risurrezione, venendo astersi con il latte che è alimento dell'infanzia e dovendo sorridere, il che ritualmente significa pienezza di vita. Secondo alcuni questo gesto rappresentava invece il privilegiare una semplice vita contadina (simboleggiata dal latte di capra) ad una vita dedicata alla guerra e a lotte efferate (simboleggiata dal sangue). 

Venivano poi confezionate delle stringhe di cuoio, ricavate dalla pelle delle capre sacrificali. Dopo l’iniziazione, i Luperci, inebriati dal vino, si lanciavano in una folle corse per le strade di Roma completamente nudi. 

SECONDA FASE DEL RITUALE: LA PURIFICAZIONE

Non tutti sanno che Febbraio deriva dalla parola februare, significante purificare in latino. 
Originariamente conosciuti come Februalia o Februatio, vennero poi coesi in una festività unica. L’obiettivo della celebrazione era la prosperità, ottenuta attraverso l’espiazione, assicurando il raccolto a venire, la fertilità delle greggi ed il benessere della popolazione romana. 

I sacerdoti, svestiti ed oliati, correvano intorno al Colle Palatino - frustando con le strisce di cuoio chiunque si trovasse nella loro traiettoria. Si credeva che un solo colpo di frusta potesse garantire una gravidanza. Le giovani matrone romane, in cerca di benedizioni, erano solite svestirsi per ricevere le miracolose scudisciate.

Secondo alcune scuole di pensiero, le frustate erano una rappresentazione simbolica della penetrazione sessuale: la pelle rotta, penetrata da un simbolo di fertilità come la capra, era un efficiente sostituto dell’atto copulativo. 

Secondo altri, invece, era un modo per scacciare influenze nefaste da uomini e donne dopo la celebrazione dei Parentalia - la festività degli antenati conclusasi poco prima.

Durante questo periodo dell’anno, inoltre, i Romani solevano estrarre da un’urna nomi di donne che - per la durata della festività - sarebbero state loro consorti.

Questa antica cerimonia sopravvisse con l’andare dei secoli, anche dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente; cambiando forma e smussando gli angoli ma mantenendo sempre un ricordo vivo nell’animo dei cittadini: i sacrifici vennero proibiti, i Luperci non corsero più nudi per le strade mentre le donne si fecero frustare i palmi delle mani invece del loro giovane corpo nudo. 
Infine, nel 469, l’Imperatore Gelasio pose definitivamente fine alla celebrazione dei Lupercali, indicendo la ricorrenza del martire Valentinus e rimpiazzando la pagana memoria del dio Lupercus; i fanciulli pescavano i nomi dei santi dall’urna invece che i nomi delle loro future compagne. 

Nel Rinascimento, grazie al classicismo e all’umanesimo, il popolo riscoprì la natura romantica e non ecclesiastica di questa festività. Si ritorna all’Arcadia, ad una vita regolata dai ritmi naturali associando nuovamente la Primavera alla fertilità e all’abbondanza, in forma quasi erotica. 

La celebrazione di San Valentino, come la conosciamo noi, prese piede durante il XVIII Secolo quando le prime cartoline fecero la loro comparsa. Intorno al 1870, venivano scambiate più cartoline per San Valentino che Natale… il resto poi è storia. Al giorno d’oggi è una delle feste più commercializzate: biglietti di auguri, cioccolatini, fiori e chi più ne ha più ne ha metta. Ma pochi sanno dell’origine di questa festa, così antica e radicata nel nostro patrimonio culturale.


♃Ludna
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Fonti:
Le Questioni Romane di Plutarco - Herbert Jennings Rose
Enciclopedia Britannica, 11ma Edizione (1911)
Nicola Turchi - Enciclopedia Italiana (1934)

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